Economia
Occupazione in Italia ai massimi storici, ma servono riforme: presentato al CNEL l’Employment Outlook OCSE 2025
di Redazione

Il mercato del lavoro italiano registra livelli record di occupazione, ma le sfide strutturali restano numerose: è quanto emerge dalla presentazione italiana dell’Employment Outlook 2025 dell’OCSE, tenutasi al CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Dopo anni di interruzione, la tradizionale presentazione dei rapporti OCSE in Italia riprende a Villa Lubin, grazie al protocollo d’intesa siglato lo scorso giugno tra CNEL e l’organizzazione internazionale.
Ad aprire i lavori è stato Renato Brunetta, presidente del CNEL, che ha sottolineato come il rapporto OCSE confermi la solidità del mercato del lavoro italiano, in linea con le recenti valutazioni del Fondo Monetario Internazionale. L’Italia, ha spiegato, segna “i più alti livelli occupazionali degli ultimi vent’anni” e una disoccupazione ai minimi storici.
Tuttavia, il progressivo invecchiamento della popolazione sta aumentando il tasso di dipendenza degli anziani, passato dal 19% nel 1980 al 52% stimato per il 2060. Secondo l’OCSE, senza adeguati interventi su produttività e partecipazione lavorativa, il PIL pro capite italiano potrebbe diminuire dello 0,5% all’anno.
L’Employment Outlook 2025 individua tre direttrici prioritarie per compensare l’effetto dell’invecchiamento demografico:
Ridurre il divario occupazionale di genere;
Aumentare il tasso di occupazione degli anziani in buona salute;
Incrementare l’immigrazione netta e favorire l’integrazione lavorativa dei migranti.
Brunetta ha evidenziato come l’Italia possa contrastare il declino demografico “mobilitando le risorse lavorative inutilizzate” e promuovendo una maggiore inclusione attiva nel mercato del lavoro.
Andrea Bassanini, senior economist dell’OCSE, ha presentato i principali dati: la crescita occupazionale italiana ha toccato il +1,7% su base annua a maggio 2025, soprattutto grazie alla fascia over 55. Tuttavia, solo il 47% degli italiani tra i 60 e i 64 anni lavora, contro una media OCSE del 56%, con diversi Paesi che superano anche il 60%.
Sul fronte salariale, l’Italia mostra segnali misti: i salari reali sono cresciuti nell’ultimo anno, ma restano inferiori del 7,5% rispetto al 2021. Tra il 1990 e il 2023 i redditi da lavoro reali sono diminuiti del 3,4%, mentre negli USA sono aumentati del 50% e in Francia e Germania del 30%.
La senatrice Elena Bonetti, presidente della Commissione parlamentare sulla transizione demografica, ha sottolineato la necessità di governare il cambiamento, con riforme del sistema di welfare e un incremento della produttività. Secondo Bonetti, è prioritario.
Per Michele Tiraboschi, consigliere CNEL e presidente della Commissione informazione, la collaborazione con l’OCSE è strategica per superare “l’autoreferenzialità nel dibattito interno sul lavoro” e adottare soluzioni basate su buone prassi internazionali. Ha inoltre ribadito l’urgenza di riformare la contrattazione decentrata per incentivare la produttività.
Infine, la professoressa Agar Brugiavini dell’Università Ca’ Foscari ha evidenziato l’importanza di evitare l’“invecchiamento diseguale”, legato a traiettorie lavorative frammentate. Secondo Brugiavini, è essenziale sostenere la partecipazione al lavoro degli over 60, migliorandone le competenze digitali e la qualità occupazionale, evitando di spingerli alla pensione anticipata.