Salute

Giovani sempre più fragili, crolla la salute mentale e scompare la “curva della felicità”

di Demetrio Rodinò
 
Giovani sempre più fragili, crolla la salute mentale e scompare la “curva della felicità”
Un recente studio internazionale pubblicato su PLOS One lancia un allarme senza precedenti, la salute mentale dei giovani sta peggiorando in modo drastico e globale, al punto da cancellare quello che per anni era considerato un dato consolidato delle scienze sociali, la cosiddetta “U della felicità”.

Tradizionalmente, numerose ricerche avevano dimostrato come il benessere soggettivo seguisse un andamento a U durante il ciclo di vita: alto in gioventù, in calo durante la mezza età e di nuovo in crescita nella terza età. Al contrario, i livelli di malessere psicologico mostravano un andamento “a gobba”, con un picco attorno ai cinquant’anni. Oggi, secondo i dati raccolti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altri 44 Paesi tra il 2020 e il 2025, questo schema non esiste più: l’infelicità cresce nei più giovani e tende a diminuire con l’età.

Gli studiosi David Blanchflower, Alex Bryson e Xiaowei Xu hanno analizzato milioni di dati su ansia, depressione, disperazione, pensieri suicidi e uso di antidepressivi. Il risultato è allarmante: i ragazzi sotto i 25 anni sono oggi la fascia più vulnerabile. Negli USA, ad esempio, la percentuale di giovani che dichiara di vivere “30 giorni su 30” in cattive condizioni mentali è quasi triplicata dagli anni ’90 a oggi. In Europa, Eurostat segnala un aumento dei suicidi tra i 15 e i 19 anni in Paesi come Italia, Germania e Spagna.

Il peggioramento della salute mentale giovanile ha ricadute pesanti anche su scuola e lavoro. Negli Stati Uniti il tasso di assenteismo cronico nelle scuole superiori è salito al 30%, mentre nel Regno Unito cresce il numero di under 30 inattivi sul mercato del lavoro a causa di malattie psichiche.

Secondo i ricercatori, le cause vanno ricercate in una combinazione di fattori: effetti di lungo periodo della crisi economica del 2008, pandemia da Covid-19, difficoltà di accesso alla casa e al lavoro, ma soprattutto l’impatto dei social media e dell’uso massiccio degli smartphone, che alimentano insicurezze, confronti costanti e isolamento sociale.

Il dato forse più preoccupante è che questa inversione di tendenza non riguarda solo l’Occidente ma appare come un fenomeno globale, dal Medio Oriente all’Africa, dall’America Latina all’Asia, le nuove generazioni mostrano livelli di disagio psicologico nettamente superiori a quelli delle generazioni precedenti.

Lo studio invita governi e istituzioni sanitarie a considerare la salute mentale giovanile come una vera e propria emergenza pubblica. Servono più risorse, prevenzione nelle scuole, regolamentazione dei contenuti online e sostegno mirato ai ragazzi, per evitare che la “generazione Z” diventi la più fragile della storia contemporanea.
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