Economia

I toni autocelebrativi del Mef per lo spread cozzano con le difficoltà di famiglie e imprese

di Demetrio Rodinò
 
I toni autocelebrativi del Mef per lo spread cozzano con le difficoltà di famiglie e imprese
''Ofelé fa el to mesté'' è un proverbio della tradizione milanese, in un dialetto che le recenti esternazioni in politica internazionale di Matteo Salvini hanno riportato all'attenzione della gente, qui e in Francia, ''Pasticcere fa' il tuo mestiere'', che, nella saggezza del popolo significa che ciascuno deve stare al suo posto e non invadere campi che non padroneggia o che non gli appartengono.

Quindi, mai ci permetteremmo di contestare quanto affermato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze che, con in inusuale (per toni e contenuti) comunicato, ha celebrato l'andamento dello spread che ha raggiunto i 71 punti base, dopo essere partito, all'insediamento del governo, nel 2022, da quota 251.

Un successo innegabile per la compagine guidata da Giorgia Meloni, e questo lo dicono i numeri.

Quello che però appare fuori quadro, come se un fotografo immortalasse in primo piano un soggetto secondario, mentre quello più importante resta sullo sfondo, è la forma usata per sottolineare il traguardo raggiunto.  Perché a guardare al contenuto della nota del Mef sembra che, della parabola discendendo dello spread, ne abbiano beneficiato tutte le componenti della società italiana.

Leggere, in testa al comunicato, ''Benefici per imprese, famiglie, finanza: lo spread che racconta l'Italia degli ultimi tre anni'' sembra un tantino troppo, ma appena un pizzico, celebrativo. Anzi, autocelebrativo.  Però, quando si decide di attingere all'ampio baule dell'evocazione rispetto ad una fredda disamina delle cose, forse in alcuni circostanze sarebbe meglio. Perché dire che lo spread è la sintesi perfetta di quanto bene ha lavorato e continui a lavorare il governo è, dal punto di vista della comunicazione, una buona soluzione, ma che in questo caso sembra disconoscere le realtà fattuali che la politica troppo spesso ignora, soprattutto quando gettano qualche ombra.

Dire che ''dal 2022 al 2025 lo spread ha rappresentato un indicatore chiave della solidità italiana, con benefici evidenti per imprese, famiglie e finanza'' sembra cadere nel classico difetto italico: enfatizzare i successi, minimizzare gli insuccessi. E se il crollo dello spread è un dato di fatto, allo stesso modo non è certo una verità insindacabile che le famiglie italiane, allo stesso modo delle imprese camminino su strade lastricate di benessere e guadagni.

Le nostre famiglie, quelle tradizionali (quelle in cui c'è qualcuno che lavora e che non ruba...), di questa stagione del benessere totale ed appagante sembrano non essersene accorte.

Forse per colpa loro, ma non è che, del fatto che lo spread sia ora a livelli bassissimi, ne abbiano avuto una netta percezione andando al mercato a comprare non il superfluo, ma il necessario.

I toni che contraddistinguono il comunicato del Mef sembrano prendere a pugni l'immagine di rigore, misura e continenza che il ministro Giancarlo Giorgetti si è sempre ritagliata addosso, non indulgendo in sparate sensazionalistiche care, ad esempio, alle narrazioni che alcuni suoi compagni di governo amano fare delle rispettive azioni.
 
Oggi, invece, più che una nota improntata al rigore dei numeri e delle percentuali, il Mef sembra essere caduto in una voglia di apparire, rispetto a quella tradizionale che si basava sull' ''essere'' della realtà.
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